Al movimento immaginale, che prende l’avvio in Occidente
con la psicologia analitica (Jung) e prosegue nella
psicologia archetipica (Hillman), si iscrive il metodo
simboloimmaginale.
Nella visione immaginale il corpo e il mondo sono interni
alla psiche. Ciò trova significative assonanze presso le
tradizioni di pensiero che considerano la realtà una “immaginazione
psichica” e la psiche una “forza immaginale”.
Il fatto che le cose non siano oggettive non significa che l’oggetto
non sia reale: la comprensione della sinergia degli opposti è alla
base della visione immaginale del reale.
Il movimento simboloimmaginale attinge alle psicologie immaginali
d’Occidente e d’Oriente.
L’efficacia del paradigma simboloimmaginale è nella sua capacità di
favorire una “percezione attiva” degli eventi.
“Noi siamo i maestri delle cose, non le vittime delle loro reazioni”,
recita, in un celeberrimo saggio, Aurobindo, uno
dei massimi filosofi dell’India moderna.
A mezzo dell’applicazione del metodo simbolimmaginale è possibile
riappropriarsi della realtà come di una emanazione della propria
psiche e trovare in sé le energie per agire su questa emanazione
in termini costruttivi.
Con tali premesse, il metodo simbolimmaginale è in grado di intervenire
alle radici nei processi di comunicazione, di crescita
personale e professionale, di team bulding
e di problem solving. Riflessioni sulla leadership
e momenti di apertura alla creatività trovano una
reale spinta innovativa nella visione immaginale che fa della psiche
la sorgente del flusso della realtà .
Le pratiche simboloimmaginali hanno come conseguenza forte la
diminuzione sensibile della paura inconscia che è notoriamente
il massimo freno inibitore della capacità decisionale e la più aspra
obiezione emotiva al successo.